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Il Papa come Beppe Grillo: c’è bisogno di una retribuzione universale Il Papa come Beppe Grillo: c’è bisogno di una retribuzione universale
“L‘Organizzazione internazionale del lavoro stima che la disoccupazione globale potrebbe colpire 25 milioni di persone (la crisi del 2008 ha comportato un aumento di... Il Papa come Beppe Grillo: c’è bisogno di una retribuzione universale

“L‘Organizzazione internazionale del lavoro stima che la disoccupazione globale potrebbe colpire 25 milioni di persone (la crisi del 2008 ha comportato un aumento di 22 milioni di disoccupati). Si prevede una caduta libera delle entrate, un aumento esponenziale della disoccupazione e una riduzione del numero di ore lavorative. Milioni di persone cadranno sotto la soglia della povertà. Milioni di italiani non avranno nei prossimi mesi un’entrata garantita.” Questo è quanto scriveva Beppe Grillo sul suo blog il 30 marzo, citando anche Thomas More che già nel 1500 aveva avvertito la necessità: “Bisogna creare qualche fonte di sussistenza perché nessuno si trovi nella crudele necessità di rubare prima e poi morire”.

Sarà la Pasqua, ma dopo pochi giorni anche Papa Francesco chiede un salario universale per i lavoratori più poveri, nella lettera pubblicata da Avvenire si legge: “Voi, lavoratori precari, indipendenti, del settore informale o dell’economia popolare, non avete uno stipendio stabile per resistere a questo momento e la quarantena vi risulta insopportabile. Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti“. La chiama retribuzione ma il concetto è lo stesso. Non avrebbe potuto chiamarlo reddito, altrimenti Salvini avrebbe cancellato tutti i post cattolici dalla sua bacheca.

Da tutto il mondo, ormai, arriva un messaggio univoco: il Covid19 produrrà povertà e come ci ha dimostrato la storia la status socioeconomico, se troppo basso, può farci ammalare e morire prima del previsto, a ciò si aggiunge la disuguaglianza sanitaria che nel nostro Paese  era palese prima della pandemia e oggi è emersa tutta. Il Governo ha cercato di arginare da subito i contagi perché se ha faticato il Nord, nel Sud sarebbe stata una carneficina. Sicuramente il virus ha evidenziato che il servizio sanitario nazionale è un patrimonio da tutelare che dev’essere garantito a tutti. I ricercatori hanno la certezza che nei soggetti più poveri l’analisi di alcuni marcatori tumorali hanno evidenziato una cronicizzazione dell’infiammazione a livello di tutti i tessuti.  L’influenza spagnola, nei primi del 900, fece più vittime della prima guerra mondiale, anche la crisi economica del 2008 ha prodotto in Europa un aumento immediato di malattie e mortalità.

foto del 1918

Ogni essere umano ha per nascita dei diritti, sanciti anche dalla Costituzione di ogni Paese, e fra questi il diritto alla vita, quando vengono meno come in situazioni di emergenza come questa, che potrebbero diventare sempre più frequenti, bisognerebbe garantire i bisogni fondamentali e la protezione economica degli individui dovrebbe diventare la priorità attraverso un reddito/salario universale.

 

Samanta Di Persio